Qual è il fiume più lungo d’Italia?

Qual è il fiume più lungo d’Italia?

Il fiume Po, che si estende dal confine italiano con la Francia, fino al mare Adriatico, è un gioiello italiano spesso trascurato. Si snoda attraverso la campagna italiana, seguendo un percorso suggestivo attraverso la storia del Paese. A ridosso del fiume più lungo d’Italia, ci sono risaie, vigneti, città e storie che risalgono ai giorni di gloria dell’Impero Romano.

Impariamo a conoscere questo gigante fluviale che è stato la fortuna (e la sfortuna) di tanti territori. 

Il Po nella storia

L’utilizzo del fiume Po risale alla storia della civiltà. Dagli Etruschi ai Romani, passando per il Medioevo fino alla prima metà dell’Ottocento. Sulle sue acque furono trasportate le merci dai porti adriatici alle città dell’entroterra.

il fiume principale d’Italia fu identificato dai poeti romani con il favoloso Eridănus, nome che fa riferimento all’ambra che i Fenici ricevevano alle foci del Padus e trasportavano via terra dalle coste del Baltico a quelle dell’Adriatico. Il nome ligure del Po era Bodincus, o Bodencus, che significa “senza fondo”.

I lavori di regolazione del fiume hanno avuto origine in epoca preromana. La bonifica e la protezione dei terreni ripariali proseguirono rapidamente sotto i Romani, e in diversi punti sono ancora visibili le loro divisioni rettangolari del terreno. 

Durante le invasioni barbariche gran parte del sistema di protezione decadde, ma il tardo Medioevo vide la ripresa dei lavori tanto che l’attuale sistemazione già esisteva dalla fine del XV secolo.

Fiume Po: curiosità e caratteristiche

Con i suoi 652 km, il Po si aggiudica il titolo di fiume più lungo d’Italia. Le sue sorgenti nascono nel cuore delle Alpi Cozie, precisamente a Pian del Re, sotto la parete nord-ovest del Monviso.

Il Po conta ben 141 affluenti: il Reno era uno di questi fino alla metà del Settecento quando il corso fu deviato per diminuire il rischio di devastanti alluvioni.

Attraversa quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), toccando anche Milano attraverso una rete di canali meglio noti come Navigli, che Leonardo da Vinci ha contribuito a progettare. Il suo delta sfocia nel mare Adriatico nei pressi di Venezia, più esattamente nei pressi di Comacchio, una zona famosa per le anguille. Un minuscolo tratto del bacino del Po appartiene alla Francia nella Valle Etroite (letteralmente, la Valle Stretta) che va dal Mont Thabor alla stazione sciistica italiana di Bardonecchia.

Notevole la sua portata, che addirittura risulta superiore a quella di fiumi che oltrepassano i 1.000km. A Pontelagoscuro, a 96 km dal mare, la portata media del Po è di 1.370 m cubi al secondo, con variazioni da 26 a 9.630 m cubi, anche se nella grande alluvione del 1951 ha registrato uno scarico di 12.000 m cubi al secondo.

Per le sue caratteristiche il fiume è soggetto a forti esondazioni: quelle più devastanti si sono registrate nel 589, 1150, 1438, 1882, 1917, 1926, 1951, 1957 e 1966, tutte in autunno. Di conseguenza, più della metà della sua lunghezza è controllata tramite la costruzione di argini. 

Per l’economia della Pianura Padana il Po riveste un’importanza sostanziale, specie in campo industriale e agricolo. Il corso del fiume viene utilizzato per la produzione di energia presso le numerose centrali idroelettriche delle Alpi e sulle centrali a carbone / petrolio che utilizzano l’acqua del bacino padano come refrigerante.

Le zone umide del Delta del Po sono state protette dall’istituzione di due parchi regionali nelle regioni in cui è situata: Veneto ed Emilia-Romagna. Il Parco Regionale del Delta del Po in Emilia-Romagna, oltre ad essere il più esteso, è stato designato nel 1999 come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO. Merito della biodiversità che caratterizza ambienti umidi, foreste, dune e saline, con 1000–1100 specie di piante e 374 specie di vertebrati, di cui 300 sono uccelli.

È possibile visitarlo a piedi, in bicicletta, a cavallo, in barca o motonave lungo i corsi fluviali che lo attraversano.

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